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COMUNICATO STAMPA
8 Marzo 2000


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8 marzo 2000
L'IMPEGNO DELLE DONNE
CRITICA E CREATIVITA'

L'8 marzo ci ricorda l'impegno che le donne hanno verso se stesse e quindi verso le loro organizzazioni, consultori o altri luoghi di crescita, dove la donna prende e dà forma ad una cultura che solo la critica e l'autocritica potrà forgiare in un continuo perfezionamento. La donna, quella attorno alla quale si formano gli equilibri della famiglia, della società, gli equilibri degli altri, deve più che mai in questo momento storico pensare alla propria qualità. Infatti più la società si organizza e si complica, più le forme di sfruttamento si articolano e si rinnovano dissimulandosi.
Non sempre è facile capire quando le biotecnologie e le follie biogenetiche espropriano la donna dei diritti e dei poteri che la natura le ha elargito.
L'invadenza della medicalizzazione e delle tecnologie ha inquinato la sessualità e il rapporto di coppia, ma anche la fecondazione, la gravidanza e il parto e l'intera vita. Per cui l'attenzione va rivolta ad impedire che la pillola diventi il modo normale di fare contraccezione; che la fecondazione artificiale diventi il modo normale di procreare; che il parto cesareo diventi il modo normale di partorire; che il "cerotto" diventi il modo normale di vivere l'età post-feconda; che l'espianto di organi diventi un sacrificio normale alla società.
Anche le campagne di massa della cosiddetta "prevenzione secondaria" hanno prodotto la più grave delle malattie: l'ipocondria generalizzata (ossessione della malattia) anche tra donne di giovane età. Queste campagne hanno come scopo reale indagini statistiche e sperimentazioni, nonché la soluzione del problema occupazionale della classe medica in espansione, foraggiata con miliardari finanziamenti. Per non cadere nella trappola dell'ipocondria l'unica strada è la cultura critica e la difesa della propria salute tramite la conoscenza del corpo (sua fisiologia e suoi ritmi) e un corretto stile di vita e di alimentazione, fondamenta della "prevenzione primaria".
Il motto delle donne deve essere: nessuna violenza sui nostri corpi.
Il vero femminismo è in crisi perchè il potere politico e l'istituzionalizzazione delle iniziative hanno bloccato la creatività con leggi assistenziali da dove sono nati compromessi e spartizioni.
Basta pensare alla "pari opportunità" -una specie di handicap alla rovescia- palesemente incostituzionale, che fissa nel tempo l'inferiorità femminile e discrimina le stesse donne: un esercito di "mercenarie" assistite. Quando mai il potere finanzia iniziative contro se stesso? Può esistere la liberazione su concessione?
C'è una bella differenza tra Femminismo e Movimento istituzionale: infatti il Femminismo è libero, è creatività, non sottostà agli schemi della cultura prefabbricata da secoli di egemonia maschile, mentre il Movimento istituzionale è emancipazione, cioè è liberazione sì dal ruolo antico della donna, ma nuova schiavitù nella emulazione del ruolo maschile. Anni di emancipazione con donne in politica e nelle istituzioni non hanno impedito che la società andasse verso lo sfascio. Infatti plasmandosi nel sistema le donne "emancipate" non lo hanno contrastato, bensì rafforzato fino a diventare conniventi di un modo infame di far politica, burocratizzando i diritti, guidate dal solo impulso egalitaristico.
Alla domanda: "Un mondo egalitario sarebbe un mondo migliore?". Juliet Mitchell, teotrica del femminismo anglosassone, rispose: "Eguaglianza e moralità non sono necessariamente sinonomi. Comunque sarebbe forse un mondo migliore per noi donne". Ora più che mai sappiamo che questo non ci basta.

Nerina Negrello
Segretaria nazionale AEDfemminismo
Associazione Educazione Demografica

 

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